Marina di Ginosa, 8 agosto 2000

Luigino non l’ho sentito mai così vicino, come ora che non c’è più…!

Luigino, per noi è stato sempre Luigino o Gigio per non confonderlo con gli altri Luigi, Gigi della famiglia Laviola…!

Lo ricordo piccolissimo, di pochi giorni tra le braccia della mamma, quando l’ho visto per la prima volta ed a Natale scorso, alto e bellissimo, quando mi ha baciato dicendomi:”Grazie, zia” per una delle solite stupidaggini regalategli per Natale. I ricordi più vivi sono sempre quelli legati al Natale quando, per tradizione, si sta tutti insieme e così… le sue suonate al violino insieme a Marcello e, nell’ultimo Natale, insieme a Silvia che per forza voleva farci sentire le sue conquiste al pianoforte!

Poi… a casa mia… quando si tentava inutilmente di organizzare una tombola o un qualsiasi altro gioco per accontentare i piccoli, ma lui, confabulando con Paolo, si allontanava appena possibile per organizzare la serata con i grandi.

Ci sono poi tanti altri flash… quando portava i capelli lunghi (stava benissimo, ma a me non piacevano) e poi quando se li è tagliati e, secondo me, stava molto meglio…Poi a Roma nella casa nuova, quando mi ha portato nella sua stanza… o l’estate al Trullo… circondato da amici e cugini.

Ricordo poi tante cose apprese indirettamente da Aurora, dei suoi primi successi scolastici, della sua adolescenza e soprattutto del suo amore veramente particolarissimo per la sua mamma, dei regali, dei baci, degli abbracci… veramente unici!

Rimpiango tantissimo, come è successo per mio padre, di non aver avuto modo di conoscere meglio la sua grande ricchezza interiore, di non avergli chiesto tante cose che lui sapeva, di non averlo ascoltato per entrare un po’ di più nel suo mondo, come un poco sto facendo adesso.

Zia Lina

Amici di Luigi

Bologna, 19 gennaio 2000

A Luigino
Avevo un albero molto bello
un albero ornamentale
lo vedevo crescere sempre più bello
più forte, gli occhi mi ridevano,
era alto, robusto
con i suoi rami verso il cielo,
voleva spazio, per crescere e diventare
sempre più grande.
Amava il sole, l’aria, il vento
in quel tronco batteva un cuore,
generoso, pieno di sogni, di progetti.
Un fulmine l’ha colpito, e l’albero si è spezzato,
nel bel fiore della vita.
Il suo cuore non batte più
ora tanti cuori battono più forte di dolore
anche le pietre piangono
perché quell’albero eri tu: Luigino avevi solo 21 anni.
Ora un colpo di vento ha cancellato tutti i sogni, ora
perché guardare tutte le persone
che s’incontrano? Perché
pensare ai progetti?
Tu non ci sei più, Luigino,
ero orgogliosa di dire:”Vedete? Questo è mio nipote!”
Adesso non sentirò più:”Nonna stringimi, abbracciami,
ti voglio tanto tanto bene”,
non vedrò più quegli occhi verdi,
non sentirò più la tua musica,
e io che già pensavo, per la tua laurea, di farti una
bellissima sorpresa, Luigino, e ora come faccio
a pensare che non ci sei più?
Ora davanti ai miei occhi c’è solo un velo, al solo
Pensiero che non ti rivedrò più,

L’inconsolabile nonna Licia

Amici di Luigi

Roma, 19 gennaio 2000

Di questa vita,
per te, poche primizie.
E pure amare.

Gaetano

Amici di Luigi

5 dicembre 2000

a Luigi,
fratello, amico e poeta
 
Pensavo al salento,
pensavo a questa terra arida, povera, puttana per bisogno
ma dal grande orgoglio e dalla immensa cultura popolare.
Pensavo al suo popolo, così fieramente eterogeneo,
pensavo alla Lecce barocca, ai Sud Sound System,
pensavo ai clandestini, ai figli dimenticati di terre maledette,
pensavo al dialetto.
Pensavo a quante volte questa terra mi è stata cantata da uno
dei suoi figli, rapito dalla morte troppo giovane, non ancora uomo
si pensavo proprio a te Lui’,
Pensavo alla tua bellezza guerriera,
al tuo modo così caldo di volermi bene,
pensavo al tuo enorme talento,
pensavo alla nostra amicizia così unica e speciale
che una morte mignatta e cieca mi ha tolto,
un’amicizia nata quando ancora ci pisciavamo a letto
e coltivata gelosamente per venti anni,
un’amicizia che non voglio e che non posso sostituire
perché troppo profonda e sincera.
Pensavo al nostro viaggio, voluto soprattutto da te,
pensavo al trullo, alle alucce di pollo, alla sabbia nel costume
alle passeggiate a cavallo, a “u mellone”, alle mazzate che ci davamo,
ai masters che ti rompevo, a via marcantonio colonna,
alle alzatacce a bravetta, alle tue prime ragazze,
al concerto di paolo conte, a quello di eric clapton
ai tuoi cd da vecchio, al violino, a quando eri vegetariano
alla “bistecca di maiale”, a quando giocavamo a “bam bam”,
all’impegno politico, ai tuoi consigli sempre in punta di piedi,
alle sbornie al castello, a jack keruak, ai nostri sogni, a cuba
all’irlanda, alla r4, all’alfetta da sbirro di Beppe,
alla facoltà di fisica, al Mamiani, alla cartolina che ti ho mandato
da Chicago e non si sa ‘ndo cazzo è finita,
alle nottate passate a parlare e a fumare, all’Odio e Asterix
a tutte le cose non dette, a Bologna, al 19 gennaio…
Ciao Gigio!
(pensavo a tutto questo, e scusate se è poco)

Francesco

Amici di Luigi

Ho cercato tra le lacrime, la parola che ci potesse tutti unire. Unire a Luigino, a Luigi, a Cico, a Tato.
Ma la parola qui non ha significato.
Solo immagini, solo mie, di tutti, di pochi, di ogni giorno, di mai.
Un suono cupo e cavernoso e de li seduto sul bordo della vasca da bagno, fa vibrare il digeridù come
unantico aborigeno.
Nel bagno l’acustica è migliore. Dice.
Le matite ben temperate, tazze di caffè, l’astuccio rosso e la grande calcolatrice, gioca con Andrea su formule matematiche. Aloisa li guarda.
Il violino tra le mani, Nico le mani sul piano, Sergio si perde nella sua chitarra, Marcello doma la tromba, starebbero giorni ad improvvisare su ogni tipo di musica.
Dorme con gli occhi semiaperti e quelle gambe così lunghe, arriva Silvia, lo sveglia, vuole parlare.
E’ Natale la Nonna ha regalato ad ogni nipote una camicia da notte come nell’ottocento.
Ride e si stringe a Noi in una foto.
Lo zio Luigi e zia Cinzia gli hanno preparato un pranzetto, burrata, focaccia, gamberoni, ricci, gli occhi gli brillano, si mangerebbe anche il tavolo.
Piegato in quattro nella sua 126 corre da una parte all’altra di Roma.
Per ogni amico un sorriso.
Passeggiavamo tra le strade bianche, insieme senza meta.
Poi rimane indietro, con un braccio cinge Aloisa e la bacia.
Soffia sulle Narici del cavallo, gli accarezza la fronte e gli da qualcosa da mangiare sul palmo della sua mano.
Agosto. San Lorenzo. Si ride. Si fuma. Si beve.
Ci si racconta fiabe, poi in silenzio ci si addormenta sul tetto del trullo, guardando le stelle stretti l’un l’altro tra cuscini e coperte.
Si sveglia con Bob Marley, studia con i Sex Pistols, discute con Bach.
Giù correndo verso San Giovanni, gli striscioni spiegati al vento, tutti noi con Lui mano nella mano.
Quando tutti hanno recitato le poesie di Natale, si mette in piedi sulla sedia, canta e parla inglese, ogni parola è fantasia.
Ridee ride con gli altri.
Poi corre dalla sua mamma, la sommerge di baci, da non farla respirare. Lei di più.
Si Amano. Luigino è felice.
Il vento soffia e il sole è chiaro.
È rimasto solo sulla collina.
Prende la macchina fotografica, cattura l’orizzonte e sul suo diario lascia i suoi pensieri.
Nel momento in cui ha chiuso gli occhi per riaprirli in noi, ha voluto regalarci l’ultimo sorriso e l’ultima carezza.
In quell’istante il cielo luminoso, non è una fiaba, è scesa giù la neve fitta e bianchissima.
Pochi attimi e la neve si è sciolta, il sole ha continuato a splendere.
DICE
Vi addormentate e la luce della Luna non mi abbaglia,
ne il buio offusca il mio sguardo.
Un eco di piano avvolge la mia immagine, sospesa così tra le tenebre e la chiarezza,
così profondamente immersa nella luce,
così disperatamente vivo e a voi innafferabile.
Vi sorrido sapendo che il tempo è cessato.
La mia vita diviene in quest’istante vostro
Infinito

Paolo

Amici di Luigi

Mi dicono che mio figlio Luigino è morto, ma lui aveva gli occhi verdi… Mi dicono che mio figlio è morto, ma lui era un coraggioso guerriero, mi dicono che mio figlio è morto, ma lui era un nobile principe. Mi dicono che mio figlio è vivo, ma è andato via senza niente, avrà bisogno di tutto, di una casa, anzi di un castello. Aiutatemi a costruirlo; un pensiero d’amore, un mattone.

Aurora

Amici di Luigi

Ricordo
Era, il nostro, un mondo fantastico.
Inventavo favole, a volte frottole, per godere dei tuoi occhi lucidi di sogni impossibili.
Attorcigliate le lunghe gambe alla mia cintola, poggiandoti sul mio fianco destro, mi muovevo senza fatica.
Uscimmo, quella tiepida sera, a vedere il cielo. Eravamo al trullo.
“Quella è la via lattea, Gigio, quello è il grande carro, quella la stella dei marinai. Se vuoi ti regalerò tutte le stelle che riuscirai a contare in 30 secondi”. E, tu, d’un fiato ne contasti 40. Ti interruppi perché ti stavi dimenticando di respirare.
Un bacio forte al collo dall’odore di bambino e poi…
“Son tutte tue, amore!”.
Non ne contammo più.
Ma quelle quaranta stelle tra le più belle e splendenti, lasciatele stare, sono di Luigino.

Aurora

Amici di Luigi

Locorotondo, 23 luglio 20’00

Ad Aurora
Morte di Apollo
Le Ninfe, le Ore, le Grazie tutte
piangevano la morte di Apollo
e Iride, disperata, strappava il suo biondo crine
imprecando le Parche.
Vecchie Streghe, cosa avete mai fatto?
Il fuso era appena cominciato ed era così bello,
così ricco, così raro.
Tu Atropo, come hai potuto tagliarlo?
Quale fato assurdo hai seguito, quale triste disegno
era ordito, quale Dio hai udito?
Ma tu Apollo, hai ingannato tutti
a te non è dato di morire,
tu sarai l’eterno fuoco e l’eterno fiore
ci guarderai tutti invecchiare e morire
e sarai sempre bello
bello come il Sole.

Daniela Ventrella

Amici di Luigi

Ianella, 23 luglio 2000

Ciao Luigino, chissà quante volte l’ho detto, ma vorrei dirtelo tante e tante altre volte ancora. A volte mi sembra solo un brutto sogno, ma in realtà tu non ci sei più. Non si sa perché si muore, il destino, si dice, ha voluto così o forse Dio ha desiderato per te qualcosa di molto Grande da non potertela donare qui sulla terra. Bhè se così fosse, deve essere qualcosa di veramente Grande, che dico, Enorme, Gigante come è il nostro dolore per la tua “partenza” così fugace.

Quanti ricordi e mi sembrano pochi, però sono belli e indimenticabili. Se chiudo gli occhi il primo che mi viene in mente è un nostro ballo di tanti anni fa. Era una tua festa organizzata da una persona che ti vuole un sacco di bene, tua madre, forse era un tango o un valzer, comunque era un gioco a copie ed io ballavo con te.

Un altro ballo si è ripetuto dopo anni nel terrazzo di zia Grazia e c’eravamo io, tu, Laura, Marcello e non ricordo chi altri. Abbiamo acceso lo stereo e con il tuo splendido sguardo e magnifico sorriso mi hai invitata a danzare e mi hai fatto volteggiare così tanto da farmi girare la testa e poi, il nostro ballo, si è concluso con uno splendido casquè come il finale di un vecchio film.

Spero che tu un giorno mi inviti ancora a ballare con te, forse nel tuo “blu che tace” o nell’infinito che tace.

Daniela Gianfrate